Il grande pregio di Karim fu di non pensare tenendo un sottolivello “faccio tutto io” ma convocando il meglio dell’ architettura europea per un progetto di grandissimo respiro. Di tanto grande respiro che neppure oggi, con l’occhio al passato, viene capito ed ha invece suscitato un tale oceano infernale di invidie da distruggerlo. E questo anche in chi, in anni successivi, lo ha accompagnato perchè accompagnandolo lo ha fatto non con spirito partecipativo ma con quello di chi “sale sull’ autobus”.

Il primo nucleo del Comitato d’Architettura: a sinistra di Karim l’avvocato e consigliere Andrè Ardoin, poi Busiri-Vici e infine Vietti. Doveva esserci anche l’architetto Sinon ma non ne ho la più pallida memoria.

Karim con l’Arch. Vietti.

Qui una rara foto con Podbielsky in giacca pied-poule, poi Patrick Guinness, il Principe e Vietti. A Podbielsky padre succederà poi il figlio l’Arch. Pierre Andrè Podbielsky, un ragazzo di rara bellezza e grande fascino.

E infine l’UNICO, il mitico Couelle
Ma Jaques Couelle merita una pagina a seguire
Poi al seguito di Busiri Vici c’era un giovin architetto tedesco naturalizzato americano e reimportato a Roma: Peter Schneck che ebbe fortuna in anni posteriori ai più celebri architetti di cui su.
Bellissima la sua interpretazione del nuraghe in quella che fu casa sua.
Il progetto fece il giro delle migliori riviste di architettura del tempo. Meritò addirittura una copertina dell’allora tecnicissimo e prestigioso Ville e Giardini.
Fu una casa aperta ad amici ed amici degli amici, come si usava. Negli ultimi anni vi abitò sempre meno e alla sua morte rimase abbandonata. Poi fu acquistata e malamente abitata, come fosse una una casa qualunque, come non portasse quest’ anima di mausoleo, fortezza e sacralità. D’altronde è una casa difficile e difficile esserne all’ altezza. Oggi , 2011 non so di chi sia ma appare in condizioni pessime.
Strano destino anche un’ altra sua villa a Porto Cervo Marina. Bellissima per essere al contrario di questa tutta su uno stesso piano con grandi terrazzi sul tetto e soluzioni di aereazione talmente geniali da non richiedere il condizionatore. Prima abitata da una mia amica con i figli poi fu o vandalizzata o venduta. Successe comunque qualcosa di infausto per cui alla fine venne abbandonata e poi rasa al suolo cosicchè l’ opera di Peter è andata persa.
Si dovrebber fare un libro sulle storie degli architetti in Costa: dai fortunatissimi agli oscuri, da quelli che hanno portato una jella da tragedia ai poeti che vivono negli angoli….magari un giorno qualcuno non guarderà solo le figurine patinate. Perchè l’architettura è un’ emozione prima di essere un mattone
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ED ECCO COUELLE
Jacques Couelle (1887 – 1982) è un architetto svizzero, francese di adozione, amico di Pablo Picasso e Salvador Dalì, il che ne spiega l’estro.
Inizia la sua carriera con la ricerca e lo studio dei materiali moderni per l’edilizia, si considera un architetto-scultore ed infatti realizza i suoi modelli con armature in filo di ferro, legno e calce.
Una volta realizzate le sue case stravolgono le tradizionali forme architettoniche diventando delle vere e proprie sculture. Ed è un questa filosofia che vanno lette ed abitate. Infatti manca la rigidezza delle linee, è abolito l’uso dell’angolo retto, le linee sono morbide ed arrotondate, dall’ interno sono delle luminose grotte-caverne. Per i suoi meriti artistici, gli viene assegnata la Légion d’Honeur all’Accademia Francese.
La sua opera prima è l’Hotel Cala di Volpe (oggi vergognosamente e incompetentemente stravolto da gestioni americane), seguito dalla propria casa. Alla sua morte a 95 anni il figlio Savino ne continua egregiamente l’opera.

Qui Karim con Couelle a un sopralluogo. Sembrerebbe essere la baia di Porto Cervo. [Non so come ho avuto questa foto. Se la proprietà lo desidera la rimuovo o aggiungo la fonte.]

Couelle sta spiegando come realizza le proprie opere ed è visibile l’ intrico di tondini in ferro che reggeranno poi volte e voltini delle sue ville.

Qui salda un modellino. E’ da ricordare che provenendo da un’ amicizia con Picasso e dalla frequentazione del suo laboratorio a Vallauris ha quella manualità tipica degli artisti dell’ epoca. Egli poi trascinerà con sè, dallo stesso laboratorio, Picault, un bravissimo ceramista che con Mourot saranno l’anima della Cerasarda e degli irripetibili smalti francesi.

Questo è lo schema di una delle sue case definite “intimiste”:si può vedere l’andamento a chiocciola intervallato da finestre ed affacciato su una corte interna.

- Casa Couelle
non si vede nulla: fu visibile solo quando lui coloró tutte le rocce.
Per avere un’ idea dell’opera finita è meglio guardare il sito del figlio Savino www.couelle.com

